Giovanni Lumini

Giovanni Lumini has 6 articles published.

Avatar
Giovanni Lumini, ludologo, ci porta a conoscere giochi per classi di ogni ordine e grado, affinché piano piano, magari in ogni classe, si formi una ludoteca ideale

Idee da Essen: uno sguardo alla fiera del gioco da tavolo più importante del mondo

in Giochi senza frontiere didattiche di
Spiel, a Essen, è la fiera del gioco da tavolo più importante al mondo: punto di riferimento fondamentale per operatori del settore e appassionati.

Essen è una città della regione Ruhr, Germania, nota per essere la città della Krupp, una delle industrie siderurgiche più note e longeve. Nonostante sia al centro di un polo industriale importantissimo, questo non le ha impedito di fregiarsi del titolo di Premio Capitale verde europea nel 2017. Per me Essen significa soprattutto Spiel Internationale Spieltage: la fiera del gioco da tavolo più importante al mondo.

La fiera, aperta al pubblico e non solo agli operatori di settore, è una commistione di esperti, editori, designer, appassionati, nerd. Colpisce vedere intere famiglie che la frequentano, con l’unico straordinario e semplice scopo di condividere esperienze di gioco da tavolo. È una kermesse caotica, ricca di colori e rumori, di acquisti compulsivi e risate, e soprattutto di tante tante idee. Da quindici anni nel mese di ottobre mi organizzo con i miei più cari amici e partecipo. Ogni volta c’è sempre qualcosa di diverso, oltre ad esserci sempre qualcosa di molto familiare.

In questo articolo vi parlerò di alcuni dei giochi che ho provato e che potrebbero entrare di diritto nella nostra ludoteca di classe.

Dekalko

Partiamo con Dekalko, un simpatico party game nel quale dovremo rapidamente tracciare su un acetato trasparente i contorni di un’immagine/fotografia.

Successivamente saremo chiamati ad indovinare quali soggetti i nostri compagni di gioco hanno cercato di disegnare. Sembra semplicissimo, ma alla fine non lo è! Il gioco è molto stimolante perché obbliga a evidenziare in poco tempo degli elementi principali nell’immagine, che potrebbero essere cruciali per l’individuazione successiva. D’altro canto è un gioco in cui l’abilità nel disegno passa in secondo piano, è veramente alla portata di tutti. Consigliato anche a partire dalla prima classe della primaria. Il gioco arriverà in Italia nel 2020 grazie alla casa editrice ManCalamaro.

WordBank

Un altro bel gioco, in cui sono protagoniste lettere e parole, e che bene potrebbe essere utilizzato anche nello studio/gioco delle lingue straniere, è WordBank. Il gioco già disponibile grazie alla distribuzione della casa editrice Oliphante.

In WordBank sarà nostro compito trovare delle password per liberarsi di alcune ingombranti gemme che dovremo mettere in 7 casseforti, ognuna contraddistinta da una lettera. Più lettere riusciamo ad inserire nelle nostre password, più casseforti riempiamo e più gemme saremo in grado di scartare.

Le casseforti sono disposte in cerchio: questo ci obbliga a scegliere da quale lettera far partire la nostra password, decidendo se andare in senso orario o antiorario. Anche qui, come nei giochi presentati la scorsa volta, lessico e vocabolario la fanno da padrone. Infatti se si utilizza questo gioco con una lingua straniera diventa sicuramente importante conoscere lo spelling delle parole.

Obscurio

Concludo il mio excursus con Obscurio: un gioco collaborativo, interessante e piuttosto articolato (durata 30- 45 minuti), che riprende alcune modalità di gioco e dinamiche di Dixit.

Uno di noi è il Grimorio e deve guidare tutti gli altri verso l’uscita da una strana biblioteca, dando degli indizi sulla porta giusta da oltrepassare. I Maghi (il resto della squadra) cooperano per interpretare le carte indizio date dal Grimorio. Ma c’è un Traditore tra i loro ranghi, che deve cercare, senza farsi scoprire di rallentare e poi impedire l’uscita agli altri. Individuare elementi importanti nelle carte, osservare bene, collaborare, intuire: si tratta di un vero e proprio lavoro di squadra.

Obscurio è indicato per le ludoteche di classe della scuola secondaria di primo e secondo grado, è già in distribuzione da Asmodee Italia.

Quello che mi porto dietro di questa fiera è l’aver toccato, con le mani e con il cuore, l’idea che il gioco non è solo un passatempo. Il gioco è cultura.

La serietà con cui i bambini e le bambine affrontano un gioco che è ricco di regole ma anche di idee, è visibile anche a un osservatore disattento!Il gioco “mette in gioco” la parte migliore di noi: ci mette in relazione positiva con chi condivide con noi questa esperienza. E il gioco da tavolo lo fa con una naturalezza invidiabile.

Un salto a visitare SPIEL, a Essen, nel mese di ottobre, una volta nella vita, dovrebbero farlo tutti! Ve lo auguro con tutto il cuore!

Giocare con le parole: Kaleidos, Speedy Words e Tags

in Giochi senza frontiere didattiche di
Per la nostra ludoteca di classe Giovanni Lumini ci presenta tre giochi di “parole” che ricordano un po’ il tradizionale “Nomi Cose Città”.

Sì, il gioco NOMI, ANIMALI, CITTA’, PIANTE… lo abbiamo fatto tutti e sono sicuro che anche i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze di oggi continuano imperterriti a tramandare la “tradizione”. Ed è bella questa cosa che alcuni giochi, senza che nessuno degli adulti te li insegni direttamente, siano patrimonio “storico” della frequentazione scolastica. Un altro esempio sono i battimani e le filastrocche da sempre trasmesse di generazione in generazione, da decenni che si sovrappongono ai decenni, dentro i giardini scolastici e le ricreazioni di milioni di alunni. Oppure i giochi fatti con la carta come le barchette, gli aeroplanini, o l’origami delle penitenze detto anche origami indovino, che tutti i bambini e le bambine fanno da “secoli” senza che sappiano che hanno fatto un origami e senza che lo abbiano imparato a casa.

Oggi vi presento tre giochi che “giocano” principalmente con le iniziali delle parole, che possono avere sicuramente un enorme successo a scuola e che quindi possono entrare di diritto nella nostra “ludoteca di classe”. Il primo è stato più volte sperimentato, non solo in “situazione classe”, ma anche ai Centri Estivi come supporto fondamentale in giornate uggiose, quando siamo chiusi al coperto, oppure in occasioni di formazione per educatori e animatori. Si tratta di Kaleidos, creazione tutta italiana di Spartaco Albertarelli, game designer, che sicuramente tiene particolarmente a questa sua creazione dato che la sua personale casa editrice si chiama appunto KaleidosGames. Il gioco, distribuito in Italia da Oliphante 2, contiene 20 schede (fronte retro, con 10 soggetti diversi) di gran formato, straordinariamente illustrate da Elena Prette, quattro leggii in cartone facilmente smontabili e rimontabili, a incastro, lapis e blocchetti per scrivere, una clessidra e carte con tutte le lettere dell’alfabeto. Predisposto per 4 partecipanti, è molto bello anche da giocare a squadre.

Iniziamo? Si sorteggia una lettera e tutti osservano contemporaneamente la scheda illustrata che hanno sul proprio leggio (la scheda è uguale per tutti). Nel tempo di una o due clessidre dobbiamo trovare quanti più oggetti, nella scheda, hanno come iniziale la lettera sorteggiata e scriverli sul nostro foglio. Quando il tempo è scaduto confronteremo quello che abbiamo trovato e si assegnerà 1 punto per ogni oggetto che più persone (o squadre) hanno scritto oppure 3 punti se solo una persona (o squadra) ha scritto quella cosa. Poi si cambia scheda, si cambia la lettera e si va avanti. Gioco immediato, utile per unire cervello e occhi, stimolante per il vocabolario, rigiocabile praticamente all’infinito, poiché su ogni scheda può uscire ogni lettera, Kaleidos piace istantaneamente a tutte le età, ed è un bellissimo gioco da giocare in famiglia. Ne è stata fatta anche una versione Junior, nella quale si può giocare, senza scrivere e usando le categorie (oggetti a punta, oggetti che suonano, oggetti gialli, oggetti di carta, etc.) al posto delle lettere, da poter sperimentare alla scuola dell’infanzia.

Il secondo gioco ha degli aspetti in comune con quello appena descritto ma è decisamente un gioco più compatto, un po’ meno riflessivo e più istantaneo. Si tratta di Speedy Words, un gioco di carte edito da Creativamente. Questo gioco ha addirittura il sottotitolo “ Nomi, Cose, Città”, fatto che non può non farci sorridere, ma che è anche una modalità con la quale utilizzarlo. Nella scatola rotonda in metallo vi sono 60 carte che hanno stampate su un lato tre lettere, una rossa, una verde e una celeste, e sull’altro lato un simbolo che identifica una delle dieci categorie in gioco colorata con uno dei suddetti colori: nomi di persona, oggetti, città, animali, piante, mestieri, nazioni, personaggi famosi, ricette, film. Ecco come si gioca: si mette il mazzo con visibile il lato delle categorie e si gira velocemente la prima carta, mettendola accanto al mazzo. A questo punto tutti dovranno osservare sia la categoria apparsa sul mazzo e il suo colore (es. simbolo per Animali di colore Rosso), sia la lettera dello stesso colore della carta girata (Es. lettera A Rossa). Il primo giocatore che dice una parola giusta che rispetta Categoria e Colore corrispondente (nel nostro esempio “AQUILA!”) vince la carta e si va avanti. Veder giocare i bambini e le bambine a questo gioco è una gioia per gli occhi e soprattutto lo è vederli giocare insieme ai grandi. Alla portata di tutti, si può rendere più semplice non prevedendo alcune categorie difficili come città e/o nazioni. Nulla vieta ovviamente di usare questo gioco come supporto al classico nomi, cose, città: si decide una categoria e una lettera e si scrivono quante più parole possibili. Poi si assegnano i punti e si riparte.

Il terzo gioco in cui il nostro vocabolario è in gioco, e anche la nostra capacità di pensare velocemente, si chiama TAGS, ed è una recentissima uscita della casa editrice Asmodee. Già esaurito (se lo vedete in qualche negozio non ve lo lasciate scappare perché ritornerà solo ad anno nuovo), è un gioco rapido ma più complesso. Ci sono infatti oltre 120 originali categorie, posizionate nella parte alta di uno strano tabellone/griglia, pieno di biglie colorate: dalle Cose scivolose, alle Marche commerciali, dalle Automobili, alle Piante tropicali, dalle Cose che entrano in una scatola alle Occasioni speciali, dai Vini alle Cose in uno stadio. A destra del tabellone ci sono 4 righe in corrispondenza delle quali troviamo una lettera. Nel tempo di 15 secondi dobbiamo rapidamente incrociare, come in una tabellina, la lettera iniziale con la categoria che scegliamo (es. F sulla riga e Automobili sulla colonna = Ferrari!) e prendere la biglia corrispondente, mettendola nel nostro contenitore. Il tempo è così breve che saremo messi duramente alla prova, ma vi posso assicurare che il divertimento e le discussioni costruttive che ne verranno fuori saranno del massimo livello. Poi tocca al prossimo giocatore fino ad esaurire le biglie e quindi il turno completo di gioco.

Dixit: quando un’immagine vale più di mille parole

in Giochi senza frontiere didattiche di
Dixit (ed Asmodee) alimenta il pensiero laterale ed è perfetto a partire dai 7/8 anni, anche se le sperimentazioni con bambini e bambine più piccoli del nostro ludologo hanno dato risultati inaspettati e sorprendenti

“Pensi anche tu quello che penso io?”, “Mi hai tolto le parole di bocca!”, “Stavo per dirlo io!” Che bella sensazione pensare la stessa cosa di un’altra persona, provare a indovinare quello che ha in mente, avventurarsi nel suo “pensiero laterale” per anticiparla e, con quel sottofondo di complicità, sapere di conoscerla bene e di conseguenza apprezzarla ancora di più! C’è un gioco “assoluto” che ci aiuta in questo, un gioco di una semplicità disarmante, che nasconde però una profondità inaspettata: DIXIT (casa editrice Asmodee). È un gioco che ha soltanto 10 anni di vita e nonostante questo comincia ad essere considerato un gioco dal quale non si può prescindere, un classico, un gioco “pietra miliare”, che si inserirà di diritto nella lista dei primi 10 giochi da tavolo che ci vengono in mente.
Ha vinto tutti i premi del gioco possibili in tutto il mondo, fra i quali il più prestigioso, lo Spiel Des Jahres, assegnato ogni anno in Germania, ed ha venduto quasi 5 milioni di scatole. È un gioco splendido da giocare fra amici e in famiglia, e si può usare coinvolgendo tutte le età a partire dai 7/8 anni, anche se mie personali sperimentazioni con bambini e bambine più piccoli hanno dato risultati inaspettati e sorprendenti.

Dixit (ed Asmodee)

La scatola contiene un tabellone segnapunti, pedine, segnalini per il voto e 84 carte di formato grande straordinariamente illustrate, tutte diverse, con immagini e mescolanze di soggetti dall’aspetto fortemente evocativo. Dato il successo planetario, tantissimi illustratori si sono proposti per realizzare le espansioni, cioè mazzi aggiuntivi di altre 84 carte. Ogni espansione (ne sono uscite 8) ha un suo stile pittorico diverso che rende il gioco sempre più affascinante e vario, partita dopo partita. Dixit si spiega in tre minuti, o se preferite in massimo 20 righe di articolo.

Ogni persona che gioca (fino a 6 giocatori, ma con la possibilità di arrivare a 12 con la scatola Dixit Odissey) prende 6 carte in mano senza farle vedere agli altri. Uno dei giocatori, colui che parla o il “narratore”, lo “storyteller”, ne sceglie una delle 6, senza mostrarla, e la descrive con una parola, una
frase, un modo di dire, una sentenza, un rumore, canticchiando un’aria musicale, insomma, nella maniera che preferisce. Gli altri cercano, nelle proprie 6 carte, una carta che può avvicinarsi maggiormente a quella descrizione e la consegna al narratore, che le mescola tutte, e le dispone a faccia in su di fronte ai giocatori. Ogni giocatore poi, a parte il narratore, vota, contemporaneamente agli altri, la carta che ritiene sia quella del narratore. E qui succedono alcune cose: se TUTTI i giocatori hanno votato la carta del narratore, il narratore non prenderà alcun punto a differenza degli altri. La stessa cosa succederà se NESSUNO ha votato la carta del narratore.

Dixit (ed. Asmodee)

Questo vi fa capire che il narratore non dovrà essere troppo banale nel descrivere una carta (es. un sole che scende nel mare descritto come TRAMONTO) ma nemmeno troppo lontano dal soggetto che la carta
stessa rappresenta, per non rischiare che nessuno lo voti. Il narratore dovrà esercitarsi in quello che si definisce “pensiero laterale”, nell’evocare un’idea che possa essere capita da qualcuno ma non da tutti. Gli altri dovranno non solo fare esercizio di deduzione, anche in relazione alla persona che hanno davanti, ma cercare di scegliere a loro volta, fra le proprie, una carta appropriata che possa “ingannare” gli altri: infatti ogni voto sulla vostra carta rappresenta un ulteriore punteggio.

L’aspetto più intrigante del gioco è, per il narratore, trovare la “chiave nascosta” che gli permetta di convincere solo qualcuno, ma non tutti, e, per gli altri giocatori, cercare nelle diverse immagini quell’appiglio, quello stimolo, quel retropensiero, quell’esperienza comune che ci possa far risalire al percorso mentale del narratore. Tutti bei paroloni che non “raccontano” assolutamente il piacere incredibile che dà partecipare al gioco e la voglia di riproporlo agli amici che ancora non lo conoscono. A scuola, con i ragazzi e le ragazze, laddove l’ho proposto, ha sempre riscosso un successo clamoroso e le sollecitazioni e le idee e le evocazioni che vengono dalle menti più giovani sono sempre piacevoli da confrontare con le proprie, sono un ottimo indicatore per gli insegnanti, sono un indizio creativo da non sottovalutare. Inoltre il gioco è molto gestibile perché si possono organizzare sottogruppi, usando magari un’espansione. Nella nostra Ludoteca di Classe, quindi, ovviamente, Dixit non può mancare!

Qualche anno fa ho creato anche un gruppo aperto su facebook Dixit – il pensiero laterale in cui chiunque può postare immagini chiedendo
agli altri di commentarle “alla Dixit”. E’ un gruppo un po’ silente al momento, ma rivitalizzabile! E… Per concludere, eccovi un assaggio di quello che può succedere in un qualunque turno di Dixit. “Oltre” … è la parola con la quale ho descritto una delle carte seguenti. “Quella strana fragilità” è la frase con la quale ho descritto una seconda serie di immagini. Provate a pensare quale potrebbero essere le immagini giuste (almeno per il mio turno di narratore!)

Dixit. “Oltre”
Dixit. “Quella strana fragilità”

Concept: dalle icone universali alla parola che hai pensato tu!

in Giochi senza frontiere didattiche di
Giovanni Lumini ci presenta Concept (ed. Asmodee): un gioco che coinvolge tutta la classe. Perché non usarlo i primi giorni di scuola?

E se il primo giorno di scuola si giocasse? Ho una ludoteca in uno sperduto magazzino con tantissimi giochi. Un giorno mi sono detto: se questi giochi non li gioca nessuno che senso hanno? Ho superato la sindrome del collezionista e anche quella dell’accumulatore seriale. Ho deciso di inviare un “pacco di giochi” da tavolo ad alcune amiche insegnanti della penisola (c’è anche un maestro, ma vince la maggioranza!), attingendo alle riserve ludiche che custodivo con grande cura, quasi con devozione. Ma la devozione faceva morire i giochi: le scatole rischiavano di non essere più aperte da nessuno. Un po’ come alcuni dei libri che giacciono, intristendosi, sulle nostre biblioteche di casa e che forse nessuno risfoglierà mai.

E quindi ho preparato 5 scatole (con 10 giochi ciascuno) che sono arrivate in Sardegna, nelle Marche, in Emilia, in Piemonte. Ho pensato che, se l’idea è quella di far entrare il gioco a scuola, è bene e bello farlo entrare dalla porta principale. Quindi niente laboratori specifici, niente progetti appositi, nessun esperto ad hoc, ma usare il “latore” principale: l’insegnante, appunto. Le insegnanti a cui ho inviato i giochi ho avuto modo di conoscerle grazie al progetto del film Basta Compiti, e la loro sensibilità all’aspetto ludico dell’apprendere mi è apparsa conclamata.

Rita Gallo, maestra e formatrice di Torino, non appena ha ricevuto la scatola ha predisposto la classe per accogliere i giochi e, come potete leggere nel suo blog, ha attuato una metodologia affinché i giochi fossero rispettati, sentiti come propri e cominciassero ad essere i “primi mattoni” per creare una vera e propria “ludoteca di classe”, con la stessa identica dignità di una biblioteca, una ludoteca che appartenga prima di tutto ai ragazzi e alle ragazze.

Il gioco è uno straordinario strumento di apprendimento e i giochi da tavolo rappresentano una risorsa che gli insegnanti possono agilmente usare a scuola, con profitto, soddisfazione dei bambini e delle bambine e divertimento per tutti. È il primo giorno di scuola e la maestra si presenta in classe con … un gioco!

Il gioco è CONCEPT (casa editrice Asmodee): c’è un grande tabellone, attorno al quale ci può stare quasi tutta la classe e su questo tabellone ci sono tantissime “icone”, immagini universali, che rappresentano la possibilità di esprimere tutti i concetti del mondo, senza parlare, ma unicamente posizionando dei segnalini. Tocca a me far indovinare a tutti una parola… partiamo da quelle semplici. Prendo il segnalino “punto interrogativo” verde e lo posiziono sull’immagine che indica “animale”:
tutti i miei compagni e compagne sanno che si dovrà indovinare un animale, per l’appunto! Ma come spiegarglielo, come far capire loro quale animale è? Per far questo ci sono dei cubetti colorati che io comincio a mettere sulle immagini che mi possono aiutare.

Così prendo un cubetto verde e lo colloco sull’immagine dell’aeroplano (significa che è un animale che vola); poi prendo tanti altri cubetti verdi e li posiziono tutti sull’icona che significa “piccolo”. Siccome ne metto tanti, voglio dire che l’animale non è solo piccolo, ma è molto, molto piccolo. Infine per aiutare i miei amici prendo altri due cubetti verdi e li metto uno sul colore giallo e uno sul colore nero. E la classe esplode dicendo, quasi all’unisono, la soluzione! È stato facile, ma sarà altrettanto facile far indovinare: Balestra, John Lennon, Armato fino ai denti, Men in Black?
Sicuramente no, ma a quel punto potete usare quanti “sottoconcetti” volete, rappresentati dai segnalini “punto esclamativo” di altri quattro colori.

Concept, pluripremiato e vincitore del prestigioso premio As d’Or in Francia, ha anche una versione KIDS a partire dai 4 anni, tutta incentrata sugli animali e concettualmente (sic!) più semplice.

E voi che state leggendo, riuscite a risolvere il concetto, un po’ più difficile, qui sotto illustrato?

Docufilm Basta Compiti: un film scomodo, una scelta possibile

in Zigzag in rete di
compiti
Quattordici insegnanti raccontano la loro didattica “a compiti zero”. Presentato a Iglesias in prima nazionale, il film ora sta girando l’Italia

Christian è uno straordinario maestro di Iglesias. Lo abbiamo incontrato per caso 2 anni fa, a Luglio 2017, a Sant’Antioco, nel Sud della Sardegna, quando abbiamo cominciato la prima giornata di riprese del film BASTA COMPITI. Intervistato al volo Christian ci disse che era fondamentale “valorizzare quelli che sono i sogni, le abitudini, i giochi di questi ragazzi” e “come si potrebbe trasformare quell’energia anche all’interno della scuola. Se i bambini si dovessero annoiare non è un problema loro ma nostro come insegnanti, quindi noi dobbiamo metterci in discussione”. A maggio 2019, il film BASTA COMPITI ha avuto la sua prima nazionale proprio a Iglesias dove Christian, vedendolo per la prima volta, lo ha definito un “film scomodo”.

Questo mi ha fatto ripercorrere un po’ tutta la storia di come il film è nato, si è sviluppato, è cresciuto ed infine è stato realizzato. Il film nasce dal mio impegno nel gruppo Facebook Basta Compiti (che conta attualmente più di 13.000 membri) e dalla voglia di trovare un altro mezzo per comunicare l’idea che una scuola senza compiti non solo è possibile, ma è alla portata di qualunque insegnante che voglia intraprendere questa strada alternativa. D’accordo con Maurizio Parodi, lo studioso e dirigente scolastico creatore del gruppo, e grazie all’entusiasmo del giovane regista Rossano Dalla Barba, abbiamo cominciato ad immaginare quali potevano essere gli elementi fondamentali da inserire in un film e contemporaneamente lanciato un crowdfunding per una raccolta fondi che ci permettesse di sostenere il progetto. Pur con tante difficoltà, come detto, il film è stato completato e ha cominciato a girare l’Italia ed è proprio in questi primi incontri, in queste prime proiezioni, che ho ripensato alla definizione che Christian ci aveva dato: il suo essere “scomodo”. È scomodo perché siamo riusciti a NON mettere nel film i lamenti e i disagi, peraltro conclamati, di genitori, nonni e parenti che il problema del “far fare i compiti” ai bambini e alle bambine lo vivono ogni giorno, con sofferenza.

È scomodo perché, al contrario, dà voce alla speranza, alla speranza che sia possibile, ed è possibile, una scuola in cui gli/le insegnanti non assegnano MAI i compiti a casa, né durante la settimana, né durante il fine-settimana, né durante le vacanze. È scomodo perché questa speranza non viene trasmessa astrattamente, ma è incarnata nei volti e nelle parole di quattordici reali insegnanti “a compiti zero” (di ogni ordine e grado) che, quotidianamente, nella condizione attuale della scuola, con tutte le problematiche note e meno note, praticano una didattica diversa, inclusiva, collaborativa ma soprattutto senza invadere il tempo a casa dei bambini e delle bambine e delle loro famiglie. Sono quattordici ma non sono mosche bianche: rappresentano idealmente più di ottocento insegnanti che in tutta Italia, oggi, hanno lo stesso tipo di approccio.
È scomodo perché i ragazzi e le ragazze affidati a tali insegnanti hanno percorsi scolastici regolari, spesso eccellenti, a riprova che i compiti non sono necessari per apprendere. È scomodo infine perché il suo titolo non è uno slogan, ma una pratica possibile, un’opportunità praticabile. È un film che parla a tutti e a tutte, non solo agli insegnanti e agli addetti ai lavori.

L’abolizione dei compiti a casa, infatti, non è una guerra ideologica né tantomeno una battaglia contro gli insegnanti. Al contrario. È una rivoluzione culturale con la quale gli insegnanti ritrovano il proprio ruolo, le famiglie ritrovano i propri tempi e i bambini e le bambine ritrovano i propri diritti. E Nina, la bambina che ci accompagna malinconicamente, facendo compiti lungo tutto il film, alla fine, guardando il sole, ci vuole soltanto dire che, a casa e insieme alla sua famiglia, lei vorrebbe “imparare la vita”.

Riferimenti e contatti per organizzare proiezioni:
email: associazione@giocovunque.it tel. 338 8180274

Credits immagine: Tommaso Chiarolini

Rubriche

Giochi senza frontiere didattiche

di Giovanni Lumini

Didattica e diritto

di Gianluca Piola

Fra cattedra e finestra

di Sabina Minuto

Maschile singolare

di Ivan Sciapeconi

Archeodidattica: strategie e laboratori

Ora di Alternativa

di Valerio Camporesi

Tracce di scuola intenzionale

di Sonia Coluccelli

Sentieri tra i banchi

di Fabio Leocata

Virgolette

di Paola Zannoner

Luoghi Interculturali

di Mariangela Giusti

La Facile Felicità

di Renato Palma

Torna su