shoah

Se le cose di Anne potessero parlare…

in Fra cattedra e finestra di
Alcuni elaborati della prima meccanici dell’Ipsia di Savona realizzati dopo il laboratorio di scrittura e lettura svolto in classe da Sabina Minuto, partendo da un albo illustrato e dal diario di Anne Frank


Ciao Anna.
Mi manchi tanto.
Mi manca la tua pelle morbida su di me.
Mi manca il tuo diario, pieno di segreti che ogni giorno raccontavi a lui e anche a me. Io sentivo tutto.
Ho sentito anche i litigi con il dentista, per chi doveva occuparmi il pomeriggio dopo le quattro.
Prima che arrivassi tu ero solo una piccola e semplice scrivania, ma ora sono diventata la scrivania che ha ospitato le idee di una delle scrittrici più famose del mondo.
Ogni giorno contavo le gocce di inchiostro che facevi cadere dalla tua stilografica su di me.
Ero sempre lì a vederti crescere in questi due anni e a sentire i tuoi lamenti, a vedere i tuoi sorrisi e i tuoi pianti.
Ho aspettato molto il tuo ritorno e ci ho anche sperato, che tornassi, ma non è andata così.
E’ tornato solo tuo papà Otto e non so se questo sia un bene o un male.
Di te è rimasto solo il tuo diario, leggendolo le persone capiscono la ragazza che eri.
Avevi un carattere difficile, tanto testardo come gentile e allegro.
Nel museo dove mi stanno ospitando ci sono tutti i nostri amici: i quadri, l’orsacchiotto, le tue scarpe rosse che tanto amavi, la foto del 1941 di Ginger Rogers, e tutte le altre cose.
Detto ciò, ti volevo ringraziare per quei due anni insieme, anche se tremendi, sono stati i più belli della mia vita.
Un saluto dalla tua scrivania.
(F.)

Ciao Anna.
Ti ricordi ? Ti ricordi di avermi tagliato da un giornale? E di avermi attaccato sul muro sopra la tua scrivania?
Mi ricordo il rumore della carta che sfogliavi nel giornale per cercarmi, il rumore secco delle forbici.
Sento ancora il profumo della colla sulla mia carta oramai umida.
Ti ho visto quando scrivevi: io ero sopra di te, vedevo la tua testa con i capelli neri e le tue mani che impugnavano la penna.
Ti vedevo impegnata a scrivere sulle pagine bianche e nuove di zecca.
Io sono Ginger Rogers, ballerina e attrice. Ero famosa ( ai tempi). Tu volevi diventare famosa non come ballerina ma come scrittrice.
Sono rimasta qui, attaccata sopra al muro. perché non sei tornata a casa? Come mai mi hai lasciato?
Dicono che tu sei andata in un campo di sterminio, ma io non ci voglio credere.

Con affetto
la fotografia che sta sul muro della tua camera

( Abel)

Ciao Anna .
Ti ricordi di me?
La mia seta color di rosa. rosellino chiaro, senza di te ha smesso di brillare.
La polvere mi vuole far sparire come i soldati che ti hanno portata via. Da quel giorno le cose, qua dentro, sono cambiate.
Mi mancano le domeniche quando mi indossavi e ci guardavamo allo specchio e pensavamo e fantasticavamo della grande festa per la Liberazione dei campi che avremmo fatto a fine della guerra.
Mi manca il calore e l’amore che mi davi.
Il tuo profumo rimarrà invece sempre nel mio cuore.
Guardarti mentre scrivevi mi rilassava e mi rendeva felice come quando i tuoi capelli mi facevano il solletico sul colletto.
Ora mi ritrovo solo nella casa al 263 di Prensengacht.
Adesso è un museo e una cosa conosciuta da tutti.
Il tuo sogno si è avverato: ora sei una grande scrittrice.
Spero che non mi dimenticherai, mai nonostante gli anni passati, ti voglio bene.
Spero che tu, dovunque tu sia, sia felice.
Cordiali saluti dal tuo vestito migliore.

( V.)

Ciao piccola peste,
è dalla sera del 4 agosto del 1944 qui al 263 di Prinsergracht che non dormo tranquillo tra le tue braccia accoglienti, calde e morbide…insomma mi manchi.
Io sono rimasto qui, come mi hai lasciato tu, seduto sul tuo letto minuscolo con le spalle al muro freddo rivolto verso quella piccola scrivania, oramai mia amica.
Ti ricordi quando mi portavi in soffitta?
Io guardavo i tuoi occhi, alcune volte eri così concentrata a guardare me, l’albero, Peter e soprattutto quel piccolo topino che usciva dal muro sotto la finestra; tu eri così spaventata che ti potesse sfiorare!
Ti vedevo scrivere con passione, cura e soddisfazione.
Le tue paure le condividevi anche con me, mi stringevi fortissimo, per poco non soffocavo.
Quel maledetto 4 agosto perché prima di partire non mi hai avvisato?
Lo sai che è tornato solo tuo papà?
Era più triste del solito.
E’ brutto non sapere che fine hai fatto.
Ma io sono ancora fiducioso che tu possa tornare a tenermi compagnia la notte.
Il tuo orsacchiotto.

( F.)

La tua dolce mano appoggiata alla mia piccola armatura mi manca moltissimo. Non avrei mai pensato di non vederti più, avevo sperato fino alla fine nel tuo ritorno che non ci fu.
Mi vedevo scrivere e ti vedevo pensare.
Mi avrebbe fatto piacere risentire quel calore.
Un giorno ti vidi andare via, nell’odio.
Ma nel mio piccolo, cosa potevo fare?
Cercavo di non pensare a tutto ciò. Perché Anna mi hai fatto soffrire così tanto?
Cosa ti è successo?
Sei morta? Sei viva?
Otto… Anna dove è?
Ti volevo bene, ma tutto è svanito

Aprile 1945, ciao Anne.

(P.)

Ciao Anna.
Ti sto ancora aspettando da quel doloroso giorno, il 6 agosto 1944.
Dove sei stata tutto questo tempo? Che fine hai fatto?
Ti vedevo sempre allegra, nonostante il momento che stavi passando, tu e la tua famiglia. Da un momento all’altro avrebbero potuto prendervi e uccidervi.
Avevi appena tredici anni, nel 1942, quando tu e la tua famiglia entraste nelle stanze segrete sul tetto. Ti avevano regalato un quaderno per il tuo compleanno.
Avevi un carattere molto particolare, ma in fondo avevi un lato più buono che non facevi vedere. temevi che tutti ti prendessero in giro, ma sei sempre andata avanti nel bene e nel male.
A nove anni sono entrata nella tua vita: sono sempre stata per te un oggetto prezioso. Io ero contenuta in un astuccio di pelle rossa e ai tuoi undici anni mi tenesti nascosta perché la maestra della classe sesta consentiva di usare solo penne con il calamaio.
Un giorno, al tuo quattordicesimo anno una tragedia: mentre eri a tavola a “pulire i fagioli” non mi trovasti più. Purtroppo , come dicesti tu, ero stata “cremata” ! Trovasti anche la forza di scherzare. Dicesti “E’ stata cremata proprio come vorrebbero fare a noi!”. Ero finita per sbaglio nella stufa!

Il 12 marzo 1945 tu moristi a causa di una malattia terribile, in un campo di sterminio.
Spero che un giorno ci rincontreremo ed io sarò ancora tra le tue mani, pronta a scrivere.

Con affetto,
la tua penna stilografica.

(O.)

L’articolo di Sabina Minuto che spiega il metodo WRW e i passaggi per ottenere questi risultati lo puoi leggere a questo link: In prima meccanici si parla di Shoah con “L’albero di Anne”

Il sito ufficiale della casa museo di Anne Frank: https://www.annefrank.org/

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